martedì 12 dicembre 2006

PONTIAC

La guerra della Pontiac era la prima resistenza di nazioni più riuscita all'invasione europea nella nostra storia. Benchè non riesca a spodestare i Britannici dalle terre natali, il conflitto ha forzato le autorità britanniche ad un riconoscimento dei diritti natali che ha avuto ha avuto conseguenze sino al nostro proprio tempo. Nel luglio 1766 tardo un consiglio grande si è riunito ad Ontario forte (Oswego), profondo del paese del Seneca sul puntello sudorientale del lago Ontario. Un soprintendente stancato degli affari indiani William Johnson aveva denominato insieme i capi delle nazioni dei Great Lakes per trovare un'estremità alla guerra. Non era andato bene per i Britannici. Una coalizione allentata delle tribù nella zona della valle dell'Ohio e dei Great Lakes aveva bloccato nove forti di frontiera, ucciso circa 2500 bianchi e siege posto ai Forts Detroit e Duquesne per i mesi. La guerra ha avuto relative origini nei rapporti cambianti delle primi nazioni e bianchi dopo la conquista britannica di nuova Francia in 1763. La stampa del francese era stata chiara, appena un segno di piccoli alberini e missioni. Il francese ha imparato le prime lingue ed abitudini di nazioni ed intermediari. L'offensiva del General Jeffery Amherst, il commandante britannico, era rigida. Amherst ha cacciato i nativi fuori delle terre natali senza riguardo, schiacciato tutta l'opposizione con forza ed ha proibito lo scambio di regali, che ha avuto importanza simbolica grande alle prime nazioni. Il cavo principale coraggioso di Ottawa Pontiac la guerra indiana più riuscita contro gli Europei nella nostra storia (archivi della città di Detroit). Molti capi hanno fatto in seguito conflitti, ma il più grande fra loro era l'Ottawa Obwandiyag, quale l'inglesi han denominato Pontiac. Era una figura imponente, forte alto e pesantemente tatuato, comera abitudine degliOttawa. Moda i suoi capelli neri diritti in una bandana stretta e portava bracciali d'argento sulle sue armi e su un collare di oggetti bianchi intorno al suo collo. Era rispettoso e coraggioso e comandato lontano oltre la sua gente. Pontiac è stata ispirato dalle parole di Neolin, il prophet del Delaware, che ha avvertito la sua gente “gli inglesi sono il male,vi porteran solo il vaiolo ed il loro veleno vi distruggerà completamente." Intanto Pontiac 1763 stava contemplando la guerra. Con il supporto del Potawatomis e dei Hurons vicini, ha covato un programma per bloccare il forte di Detroit . Quando una spia ha rivelato il programma, Pontiac ha posto il silenzio. Gli storici hanno denominato il conflitto che ha seguito “una cospirazione,„ “treason,„ o “una rivolta.„ Per le prime nazioni e per Pontiac era considerevolmente una guerra della liberazione. La guerra si è sparsa per un mese durante i Great Lakes e la valle dell'Ohio, con una serie di vittorie che hanno fatto annaspare i britannici. Un partito di guerra di Ottawas ha sorpreso una flotta di salvataggio a punto Pelee, bloccando 46 soldati inglesi e due barche. Il successo della Pontiac ha consigliato al Miamis, all'Illinois, al Weas, al Kickapoos, al Mascoutens, al Delawares ed agli Shawnees di unirsi. I Ojibwas hanno bloccato Michilimackinac forte con loro famosa tattica di distrazione garrison con un gioco di sfera esterna al forte. Pontiac allora ha intercettato circa 260 rinforzi britannici in un incontro sanguinante sul ponticello attraverso l'insenatura del genitore (denominato successivamente Bloody Run ). I Britannici, tagliarono dalle parti, andarono di nuovo al forte. Era a questo punto basso che Amherst ha formulato il suo suggerimento malfamato: Trasmettere il vaiolo agli indiani tramite coperte infestategli. Tuttavia, l'alleanza della Pontiac ha cominciato lentamente a disintegrarsi. Il 6 luglio, il Potawatomis si è dissociato da Pontiac; I Hurons del Tak hanno rotto similarmente la loro alleanza. Malgrado un appello finale da Pontiac, poco a poco la maggior parte dei suoi alleati di Ottawa e del Ojibwa disertarono in ottobre e tornarono ai loro terreni di caccia di inverno. La pace finale è stata conclusa ad Ontario forte dal 23 al 25 luglio 1766. Il 25 luglio Pontiac dichiarata a Johnson. Senza dubbio i successi militari della Pontiac hanno svolto un ruolo importante nella dimostrazione ai Britannici che le popolazioni indigene erano padrone delle loro terre ancestrali.

TECUMSEH

Tecumseh (c.1768 - 5 ottobre 1813), di cui il dato nome potrebbe essere reso più esattamente come Tecumtha o Tekamthi, era un capo famoso dello Shawnee. Ha speso molta della sua vita tentando di radunare le tribù americane natali disparate in una difesa reciproca delle loro terre, che finalmente hanno culminato nella sua morte nella guerra del 1812. Tecumseh notevolmente è stato ammirato nel suo giorno, rimane un'icona rispettata per gli Americani natali ed è considerato un eroe nazionale nel Canada.

Bibliografia:DIZIONARIO DEGLI INDIANI D'AMERICA - Raffaele D’Aniello

GERONIMO

Geronimo (in Chiricahua Goyaałé, "Colui che sbadiglia", spesso occidentalizzato in Goyathlay) (16 giugno 1829 - 17 febbraio 1909) fu uno dei più importanti capi degli Apache, che guerreggiò a lungo contro le violazioni dei coloni di discendenza europea sui territori tribali.
Geronimo nacque in quello che oggi è lo stato del Nuovo Messico e secondo le mappe era allora parte del Messico, ma che la sua famiglia considerava terra degli Apache Bedonkohe. Geronimo era invece un Apache Chiricahua. Crebbe divenendo un rispettato sciamano e un esperto guerriero, che combatté frequentemente contro le truppe messicane. I suoi avversari messicani gli diedero il soprannome di "Geronimo", la versione in lingua spagnola del nome "Girolamo".
Geronimo combatté contro un sempre maggior numero di truppe messicane e statunitensi e divenne famoso per il suo coraggio e per essere sfuggito numerose volte alla cattura.
Le forze di Geronimo divennero l'ultima grande forza di guerrieri indiani indipendenti che si rifiutarono di riconoscere il governo degli
Stati Uniti nel West. Questa lotta giunse a termine il 4 settembre 1886, quando Geronimo si arrese al Generale Nelson Miles dell'esercito statunitense, a Skeleton Canyon, Arizona.
Geronimo venne mandato in prigione a
Fort Pickens (Florida). Nel 1894 venne spostato a Fort Sill (Oklahoma). In età avanzata Geronimo divenne una specie di celebrità, comparendo alle fiere e vendendo sue fotografie, ma non gli fu permesso di fare ritorno alla sua terra natia. Cavalcò durante la parata inaugurale del Presidente Theodore Roosevelt, nel 1905. Geronimo morì di polmonite a Fort Sill.
Geronimo è una figura popolare del
cinema e della televisione, il suo personaggio è comparso in numerosi film e telefilm.
Nel
1940, la notte prima del loro primo lancio, i paracadutisti di Fort Benning videro un film su Geronimo, e cominciarono a gridare il suo nome durante i lanci. Un'usanza che ha attecchito altrove.
Bibliografia:Geronimo - autobiografia - Rusconi;

Geronimo, la sua storia - Barrett S. M. (a cura di) - Longanesi - 1971
Filmografia:GERONIMO di Walter Hill

TORO SEDUTO

«Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete.
Il guerriero non è chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro.Il guerriero per noi è chi sacrifica se stesso per il bene degli altri.È suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità.»
(Toro Seduto)


Toro Seduto (in lingua orginale
Sioux Tatanka Iyotake o Tatanka Iyotanka o Ta-Tanka I-Yotank, nato Hunkesni, lento), (183115 dicembre, 1890) fu un capo tribù dei Hunkpapa Sioux (Lakota). Toro Seduto comandò 3.500 guerrieri Sioux e Cheyenne contro il Settimo cavalleggeri statunitense che era sotto la guida di George Armstrong Custer alla battaglia di Little Bighorn tenutasi il 25 giugno 1876. Tuttavia Toro Seduto non partecipò personalmente alla battaglia, i capi erano spronati dal sogno che ebbe lui riguardo un gruppo di soldati americani giunto per caso nel loro accampamento.
Incolpato del massacro, Toro Seduto guidò la sua tribù nel
Canada, dove hanno vissuto fino al 1881 quando, il 20 luglio comandò gli ultimi guerrieri del suo popolo alla resa delle truppe statunitensi a Fort Buford nel Montana. Il governo gli concesse tuttavia l'amnistia.
Negli anni seguenti, Toro Seduto fece parte del Buffalo Bill Cody's Wild West Show, dove fu un'attrazione popolare. Spesso chiedeva informazioni al pubblico e gli rivolgeva maledizioni nella sua lingua nativa, che ovviamente non veniva compresa ed era seguitata da un forte applauso.
Verso la fine della sua vita, Toro Seduto fu attratto dalla mistica Danza Fantasma (Ghost Dance) come metodo per scacciare gli invasori bianchi dalle terre della sua gente. Benché non ne fosse un sostenitore, fu percepito come una minaccia dal governo americano che mandò un gruppo di poliziotti indiani ad arrestarlo. Nella baruffa generatasi furono uccisi sia Toro Seduto che suo figlio
Piede di Corvo.
Bibliografia:Toro Seduto campione dei Sioux - Vestal J. - Mursia - 1984;

Toro Seduto, la sua vita i suoi tempi - Utley R. - Mondadori - 1994

CRAZY HORSE

«Non si vende la terra sulla quale la gente cammina»
(Cavallo Pazzo)

Cavallo Pazzo (4 dicembre 1849 - 5 settembre 1877) (in inglese Crazy Horse, in lingua lakota Tashunka Uitko o Tashunka Witko a seconda delle traslitterazioni) era un nativo americano della tribù degli Oglala Lakota (Sioux). Era conosciuto anche come riccetto o ricciuto a causa dei capelli particolarmente ricci e di colore castano chiaro (cosa rarissima tra i nativi americani).


Personaggio leggendario cui sono attribuite imprese memorabili e fantastiche, come quella che lo voleva invulnerabile ai proiettili o che narrava che il suo spirito aleggiasse ancora tra le tribù dei pellirossa.


Nato nelle Black Hills (Paha Sapa in lingua lakota), all'età di 6 anni, nel 1855, si salvò dalla distruzione del proprio villaggio ad opera dei soldati federali. Probabilmente a causa di questo trauma, da adulto, giunto alla guida dei Sioux Oglala, fu molto attivo nella resistenza allo sterminio dei nativi d'America da parte dei soldati federali statunitensi.
Cavallo Pazzo guidò, assieme a
Toro Seduto, i 1.200 guerrieri che nella battaglia di Little Bighorn, il 25 giugno 1876, massacrarono i 250 cavalleggeri dell'esercito USA, guidati dal Ten. Col. George A. Custer, riportando pochissime perdite.


Il successo indiano fu però di breve durata: i federali si ripresero subito dal colpo e nello stesso anno registrarono importanti successi. Nel 1877 Cavallo Pazzo ingaggiò battaglia alle forze regolari statunitensi e combatté coraggiosamente, ma questa volta non riuscì a piegare le forze nemiche e, il 5 settembre 1877, rimase ucciso dal fuoco nemico, all'età di 28 anni.


L'intera vita di Cavallo Pazzo acquistò presto contorni mitici.
Sulla sua morte ci sono diverse versioni: alcune fonti indicano che sarebbe stato ucciso dalla baionetta di un soldato dopo essersi arreso con la sua tribù, altre fonti ancora narrano che Cavallo Pazzo, nel mese di settembre del
1877, avrebbe lasciato la riserva senza autorizzazione per accompagnare sua moglie malata dai genitori e il Generale George Crook, temendo che tentasse un ritorno alla battaglia, ne avrebbe ordinato l'arresto. Cavallo Pazzo inizialmente non avrebbe opposto resistenza ma, resosi conto che lo stavano conducendo ad una prigione, avrebbe cominciato a lottare con le guardie: mentre veniva trattenuto da uno degli ufficiali che lo scortavano, un soldato lo avrebbe colpito alla schiena con una baionetta, uccidendolo.


A Cavallo Pazzo è dedicato il Crazy Horse memorial, in costruzione in South Dakota.


Curiosità
Il grido di guerra di Cavallo pazzo era Hoka Hey! È un buon giorno per morire!, che suona come Andiamo uomini. È un buon giorno per morire!. A causa di ciò il motto Hoka Hey viene utilizzato, impropriamente, come se fosse la traduzione della seconda parte della frase ad esempio dagli appartenenti all'esercito americano.
[1] Il motto è comparso in diversi film tra cui "Hidalgo oceano di fuoco" e in Piccolo grande uomo con Dustin Hoffman.
Bibliografia:Gli spiriti non dimenticano (il mistero di Cavallo Pazzo e la tragedia dei Sioux) - Zucconi Vittorio - Mondadori;
Cavallo Pazzo, lo strano uomo degli Oglala - Sandoz M. - Rusconi - 1978

lunedì 11 dicembre 2006

INIZIO PERSECUZIONE LAKOTA


Battaglia del 19 agosto 1854, l'inizio della persecuzione dei Lakota

Durante gli anni del grande esodo dei coloni lungo la pista dell’Oregon, furono frequenti gli scontri tra gli indiani Lakota e i bianchi che transitavano sul territorio indiano.
Il 18 agosto 1854, un emigrante mormone perse una mucca nei pressi di Fort Laramie, nel Wyoming e accusò i Sicangu che vivevano vicino al forte di avergli rubato la bestia. Si recò dal comandante del forte, il tenente Hugh Fleming e chiese che a tutti i costi il colpevole fosse arrestato e il danno risarcito.
Il capo Sicangu, Orso Che Conquista, cercò di risolvere la questione con il buon senso, facendo presente che la mucca, male in arnese, era entrata nel villaggio indiano seminando scompiglio tra le tende, ed era stata uccisa da un guerriero Minneconjou in visita presso certi suoi parenti. La scarsità del danno e l’impegno messo dal capo nel cercare di porvi riparo, offrendo numerosi cavalli in cambio di una mucca di nessun valore, non servirono a nulla.
Il tenente Fleming, che fu ubriaco tutto il tempo dell’affare, mandò il tenente John L.Grattan al campo indiano con 27 uomini e un cannone per farsi consegnare il colpevole del furto. Giunti al villaggio, i soldati si disposero a semicerchio attorno alla tenda del consiglio. Un esploratore mezzosangue, nemico dei Lakota, che era con i soldati si mise a insultare gli indiani, facendo surriscaldare gli animi.
Grattan cominciò a urlare all’indirizzo dei capi, e mentre Orso che Conquista cercava di calmare il giovane ufficiale, questi, improvvisamente, senza nessun motivo se non la sua stupidità, ordinò ai soldati di aprire il fuoco. Il cannone sparò un colpo a mitraglia e il capo fu colpito a morte dalla scarica.
Immediatamente, i guerrieri che erano attorno alle tende, si gettarono sui soldati e in pochi istanti li uccisero tutti tranne uno che, sebbene gravemente ferito, riuscì a fuggire a Fort Laramie, dove morì alcuni giorni dopo. Il capo Sicangu fu l’unica perdita dei Lakota in quell’assurdo scontro,che dimostrò ancora una volta l’arroganza e l’inettitudine degli ufficiali americani.

domenica 10 dicembre 2006

CASANOVA di rovegno


Lasciata la SS 45, inizio a salire verso Casanova, immergendomi in uno splendido scenario boschivo invernale. I piccoli rivoli d'acqua, solitamente chiacchierini, che spuntano nel bosco, tra i tronchi secchi e i cespugli di rovi, propri della stagione autunnale, apparivano ora muti ed immobili in curiose sculture di ghiaccio. Ai bordi della carreggiata mi erano di compagnia uccellini saltellanti, all'affannosa ricerca di un'improbabile cena.La vecchia e generosa "Polo" macina sicura le restanti curve che mi separavano dal paese.Eccomi giunto alla spianata del Camposanto, spartiacque visiva di due imparagonabili scenari: da un lato verso il basso Fontanigorda, mi appare come un ammasso di case avvolte dalla nebbia e posizionate in bilico su una fetta di terra mangiata dalla continua e inesorabile erosione, la cui presenza umana è evidente dai fumanti comignoli;dall'altro versante, la suggestiva e silente visione di Casanova, coperta di neve.Una coltre intonsa copre il minuscolo cimitero, posto ai margini del paese. Entro e mi sento immediatamente avvolto da un maestoso, vivo silenzio tale da esprimere un canto al Grande Spirito:sereno, pulito, scevro di richieste troppo spesso inutili. Per qualche minuto chiudo gli occhi odoro l'aria e riconosco l'essenza nelle narici della mia patria.Davanti ai miei parenti ultraterreni come nonna Mery e zia Ersilia, mi viene in mente una frase di un nativo americano cui nome era Sinta Glesha:"Gli anziani meritano il massimo rispetto, perché ci hanno tramandato le tradizioni,la cultura e la Lingua. Essi ancora oggi, con la loro saggezza, ci aiutano a rendere migliore la nostra vita".Esco, pensando all'impalpabile linea demarcante il mondo dei vivi da quello dei morti consapevole che su quel reale segmento, provo a recitare ogni istante la mia umana esistenziale commedia! Scendo lentamente verso il centro del paese per gustare il più possibile ogni metro del paesaggio, attorniato dalla corona dei suoi monti: la Ripa, Montelupo, Roccabruna e reso ancor più affascinante dalla copiosa nevicata. Attraversai la via principale di Casanova quando si accendono le prime luci e le finestre illuminate segnalano i suoi pochi lamentosi abitanti.Mi fermai un momento davanti al campo da calcio, scrigno di sfide agonistiche giovanili,metafore dei campi di battaglia dei tempi lontani. Osservo il robusto campanile della chiesa, il cui richiamo gioioso o triste, si perde nella notte dei tempi passati, ma ancora fa guardia della sua comunità, e l'antico capitello, all'inizio del sentiero che porta al borgo di Racosta. Là in estate si può dissetare il corpo e lo spirito ad una bella fontana ricca di acqua fresca e purissima. Giunto quasi al termine del mio tour, misto di interiorità ed esteriorità, attraverso questa gemma dell'Alta Val Trebbia, salgo cerso il "Crescione".Lassù, a sera ormai fatta, i rarissimi e lontani rumori naturali, ovattati dalla neve, consentono di estraniarsi, ancora per un poco, dalla quotidiana realtà.Basta affinare l'udito, stare fermo in ascolto e, nel sottile soffio della brezza serale, sotto il cielo popolato da minute lucenti stelle, la presenza dell'anima libera e gioiosa delle crature che proteggono e popolano questi monti, traspare come gli occhi seducenti di un lupo...in quell'impercettibile e lontano ululato di vento... P. R.